Sicurezza industriale: il quadro normativo europeo

16/01/2019

Autore: Ing. Valerio Alessandroni – esperto di automazione, digitalizzazione, IoT, Industry 4.0

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Un’apparecchiatura industriale può essere ritenuta sicura se si prevengono i danni a persone e cose che potrebbero derivare dal suo impiego.

Normalmente, le misure di sicurezza applicate a una macchina o a un impianto industriale devono impedire l’accesso o il contatto involontario gli elementi pericolosi (ad esempio, assi in movimento) che potrebbero provocare lesioni personali, oppure ridurre il rischio portando tali elementi in uno stato sicuro.

In passato, per garantire il rispetto delle norme di sicurezza si potevano utilizzare solo dispositivi elettromeccanici (come i relè termici di protezione), essendo vietate sia le soluzioni puramente elettroniche, sia quelle basate unicamente sul software. L’interruzione di un circuito elettrico, per esempio, era considerata accettabile solo se veniva ottenuta con un interruttore o un sezionatore che provocava una discontinuità fisica nel circuito stesso. Nel tempo, la scelta dei componenti utilizzati per creare un sistema di sicurezza si è ampliata, fino a comprendere i dispositivi di interblocco, le barriere fotoelettriche, le pedane sensibili alla pressione, i pulpiti di comando a due mani e così via. Nello stesso tempo, hanno fatto il loro ingresso i bus di sicurezza, utilizzati nei sistemi di automazione distribuiti.

Le norme di sicurezza sono ormai uniformi in tutto il mercato europeo. In particolare, le norme armonizzate in materia di Sicurezza Macchine comprendono le Norme di tipo A, B e C:

  • le norme di tipo A (o norme base) contengono concetti fondamentali e principi di progettazione validi per tutte le macchine;
  • le norme di tipo B (o norme gruppo) sono focalizzate su un aspetto specifico della sicurezza e su particolari dispositivi;
  • le norme di tipo C (o norme famiglie di macchina), infine, definiscono i requisiti di sicurezza per le diverse tipologie di macchine.

Tra le norme più utilizzate vi sono, per esempio, la EN/ISO 12100 (tipo A) - Sicurezza del macchinario. Concetti fondamentali di valutazione e riduzione del rischio; la EN/IEC 62061 (Tipo B) - Sicurezza di funzionamento di sistemi di controllo elettrici, elettronici, ed elettronici programmabili; la EN/ISO 13849-1 (Tipo B) - Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza; la EN/IEC 60204-1 (Tipo B) - Componenti elettriche delle macchine e la EN 1037 (Tipo B) - Protezione contro l’avviamento imprevisto.

La norma EN/ISO 12100 afferma che, se non è possibile costruire una macchina secondo principi di progettazione sicura, è necessario adottare misure tecniche come l’installazione di ripari fissi o mobili, sensori di presenza per evitare avviamenti inattesi, ecc.

Sicurezza di macchine e impianti

Più di recente, sono stati introdotti due nuovi riferimenti per i sistemi di sicurezza di macchine e impianti, che possono essere utilizzati per dimostrare la conformità alla Direttiva Macchine: gli standard EN ISO 13849-1:2008 e IEC/EN 62061. Entrambi richiedono una nuova classificazioni dei sistemi: EN ISO 13849-1 utilizza i cosiddetti PL (Performance Level) mentre IEC/EN 62061 utilizza i SIL (Safety Integrity Level).

PL e SIL possono essere considerati varianti dello stesso tema ed è quindi possibile scegliere di utilizzare lo standard più adatto alla propria applicazione. Se si utilizzano funzioni di sicurezza convenzionali, lo standard EN ISO 13849-1 (PL) è probabilmente la scelta più adatta. Se, invece, è richiesto l’utilizzo delle classificazioni SIL o l’applicazione utilizza funzionalità di sicurezza complesse, è più adatto lo standard EN/IEC 62061.

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