Impianti elettrici residenziali: sicuri e a regola d’arte

14/03/2018

Autore: Ing. Alessia Varalda

13_03_18_centralino di casa.jpg

In Italia sono circa 12 milioni gli impianti elettrici che necessitano di un rifacimento totale o, perlomeno, di un’opera di messa a norma. Purtroppo - nonostante il tema della sicurezza sia sempre stato affrontato sia dalla normativa, sia dalle associazioni – gli impianti sono vecchi e non sicuri e non si pensa che possano rappresentare un pericolo per le persone e gli apparati.

In una casa moderna, connessa e intelligente tutto viene alimentato tramite l’elettricità, pertanto è necessario che l’impianto elettrico sia progettato bene in modo che non rappresenti un pericolo.

In questi ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione impiantistica e di servizi, oltre ovviamente a innovazioni tecnologiche in grado di assolvere a esigenze diverse.

Non si tratta più di alimentare utenze come luci e forza motrice: oggi è necessario garantire il comfort e la temperatura ottimale attraverso il controllo dei sistemi di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione, installare e gestire impianti di allarme antintrusione e di TVCC.

A questo si aggiungono la connettività (a cui bisogna associare la sicurezza delle informazioni) e l’efficienza energetica.

Il tema della sicurezza elettrica è sempre stato trattato, già negli anni 1990 con l’entrata in vigore della legge 46/90 che ha stabilito regole sull’installazione, la progettazione e la certificazione degli impianti elettrici.

Nel 2008 è entrato in vigore il DM 37/08 che ha introdotto alcune modifiche: il proprietario dell’impianto ha l’obbligo di adottare le misure necessarie per mantenere le caratteristiche di sicurezza dello stesso e viene confermato il ruolo della norma CEI 64-8 per la realizzazione di impianti secondo la “regola dell’arte”.

CEI 64-8 – prestazioni dell’impianto domestico

La norma CEI 64-8 rappresenta il riferimento normativo per chi opera sugli impianti elettrici di bassa tensione; la pubblicazione nel giugno 2012 della VII edizione della CEI 64-8 rappresenta una vera trasformazione per la realizzazione degli impianti residenziali grazie alla definizione dei livelli minimi delle dotazioni impiantistico-funzionali.

Il capitolo 37 della Norma CEI 64-8 introduce una classificazione degli impianti secondo tre livelli (base, standard, domotico) definendo uno standard di qualità degli immobili in cui tutte le componenti, dall’involucro casa all’impianto elettrico, devono soddisfare criteri di sicurezza, sostenibilità ambientale, usabilità e fruibilità.

La classificazione dei livelli introdotta non è collegata né dalla prestazione energetica dell’immobile né dalla classe catastale dell’immobile, ma si riferisce alle prestazioni impiantistiche.

In questo modo l’installatore può offrire una soluzione impiantistica su misura e può “certificare” il livello di qualità; il cliente può scegliere quali dotazioni installare – oltre a quelle obbligatorie – dando valore alla propria abitazione.

Le dotazioni minime per la sicurezza

In ogni caso, indipendentemente dal livello scelto, ogni impianto deve essere realizzato secondo le indicazioni normative per garantire la sicurezza dell’impianto elettrico.

Tra queste:

  • gli impianti devono essere dimensionati fino a 3 kW per unità abitative di superficie fino a 75 m2 e 6 kW per superfici superiori;
  • la sezione del cavo principale (montante), che collega il contatore all’unità abitativa, non deve essere inferiore a 6 mm²;
  • i cavi devono essere sfilabili e devono rispondere a quanto indicato nel regolamento CPR (https://www.sistemae.it/magazine/la-sicurezza-viaggia-sui-cavi/) in relazione alla reazione al fuoco e al rilascio di sostanze pericolose;
  • ogni unità abitativa deve essere dotata di uno o più quadri di distribuzione e di un interruttore generale, facilmente accessibile all’utente (la scelta dell’interruttore cambia in funzione della potenza del dimensionamento dell’impianto);
  • i quadri devono essere dimensionati per il 15% in più dei moduli installati, con un minimo di due moduli al fine di garantire futuri ampliamenti;
  • l’interruttore generale, qualora sia differenziale, deve essere selettivo (selettività totale differenziale) nei confronti degli interruttori differenziali a valle;
  • il quadro principale dell’unità abitativa deve essere raggiunto direttamente dal conduttore di protezione proveniente dall’impianto di terra dell’edificio per permettere la corretta messa a terra degli eventuali SPD tramite un opportuno mezzo di connessione;
  • al fine di garantire una sufficiente continuità di servizio, la protezione differenziale deve essere suddivisa su almeno 2 interruttori.

Articolo redatto dall'Ing. Alessia Varalda, Ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, per ELETTROVENETA SPA - FERRI COM.

Elettroveneta SpA - Sede: Padova Viale della Navigazione Interna, 48 - Cap.Soc.Int.Vers. €520.000 - Reg.Imp.Pr.PD n°44121bis - P.IVA 00184820280